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Olympic Hotel, una storia tutta da raccontare

La maglietta rossa, Nonno Carlo e la moglie Paula, Olympic Hotel

Due uomini anziani ammirano un paesaggio montano, uno indica le montagne mentre l'altro osserva con i binocoli.

Chiunque abbia viaggiato alla scoperta del cuore della Val di Fassa, non può non conoscere l’Olympic Hotel, una delle strutture più quotate di Vigo di Fassa immersa nel silenzio fatato delle Dolomiti.
Un resort a quattro stelle, riservato solo agli adulti, dove scoprire l’essenza del Trentino e delle tradizioni ladine senza mai rinunciare a incentrare il focus sul proprio benessere fisico e mentale.

Eppure, nonostante i tanti estimatori che scelgono e riscelgono questo magico hotel dedito alla più raffinata accoglienza, sono ancora in pochi coloro che sono a conoscenza dell’incredibile percorso di vita dei suoi proprietari e fondatori.
Oggi sempre pronta a dare il benvenuto con un sorriso sincero e un invitante drink di benvenuto, la famiglia Pellegrin dell’Olympic Hotel vanta, infatti, delle radici profondissime che si intrecciano con una storia tutta da rivivere e da raccontare.

“La maglietta rossa”,
quel ricordo indelebile di un’ospite dell’Olympic Hotel
che risuona dal lontano 1975

Quest’anno ricorre un quinquennio dalla scomparsa di nonno Carlo, il capostipite della famiglia Pellegrin, fondatore, insieme a sua moglie Paula, dell’Olympic Hotel. Un uomo dal cuore d’oro e un grande appassionato, prima ancora che di ospitalità e turismo, del mondo della montagna più sportiva e vitale.

Sono tantissime le strutture che, nei tempi moderni, vantano tante recensioni e feedback positivi che pullulano il Web. Solo l’Olympic, su TripAdvisor, ne conta oltre 800 con un punteggio eccellente di 5,0. Senza aggiungere i tanti giudizi favorevolissimi che popolano le pagine social di questo resort, come le innumerevoli recensioni sugli gli altri portali collegati alla struttura.

C’è però un lungo e commuovente commento di un ospite, Renzo Zuliani, che risuona come un indelebile ricordo dell’opa (ossia di nonno) Carlo. Una testimonianza che, a quasi 50 anni di distanza dalla sua stesura, ci scalda il cuore voler condividere per la prima volta con voi:

LA MAGLIETTA ROSSA

Il ricordo di Opa Carlo di Renzo Zuliani,
ospite dell’Olympic dal 1975
e appassionato di vie ferrate

 Scoprii cosa volesse dire affrontare una ferrata tre
anni dopo il mio primo soggiorno all’Olympic.
Era il 1978, il mio “battesimo del fuoco”…
Si trattava della Cima Dodici con quel salto che sembra non finire più.

Volevo fermarmi, tornare indietro.
Fu Carlo ad insistere di continuare,
smuovendo “fisicamente” quel blocco che in
quel momento mi attanagliava cuore, braccia e gambe.

Afferrò il moschettone che mi teneva legato
alla ferrata, lo staccò e, prendendomi praticamente di peso,
mi tirò su con una mano 
sola,
nonostante avesse solo dei piccoli pioli
sui quali fare leva con i piedi.

Aveva una forza pazzesca…
Mi issò due puntelli più su e, riagganciandomi
il moschettone, mi disse: “Adesso vai avanti.”

Quando arrivammo in cima, festeggiammo
“l’impresa” con un grappino.
Ricordo nitidamente
quando metteva la maglietta rossa sulla croce
per far sì che la sua Paula lo vedesse dall’hotel: sono arrivato, tutto bene.

In quel momento, capii di essermi innamorato della montagna e,
negli anni successivi,
Carlo è stato la mia 
fedele guida alla scoperta delle Dolomiti.

L’ultima volta che abbiamo fatto un’escursione è stato circa
dodici anni fa. Mi sorprese sapere che, per quanti percorsi e sentieri
avessimo affrontato insieme, a lui mancassero le Pale di San Martino.

Carlo disse, a me e al mio amico Guglielmo, che non era mai stato lì.
Non ebbi esitazioni: “Bene, allora ci porterai tu sulla Fradusta.”
Lui sorrise e ribatté: “Eh no, adesso sei tu che porti me...”
Penso che questa frase me la ricorderò per sempre. Aveva 75 anni.

 

Olympic Hotel, un nome che ricorda le Olimpiadi di Innsbruck. E già, perché nonno Carlo aveva un’ironia tagliente e un amore per la neve che non conosceva limiti: era un vero atleta dello slittino, una disciplina che si gioca tutta sul coraggio della velocità. Era così bravo che, nel 1964, avrebbe dovuto gareggiare alle Olimpiadi di Innsbruck. Purtroppo, però, il giorno prima della partenza per l’Austria, ebbe un incidente stradale e il suo sogno di conquistare la medaglia andò in frantumi in un attimo. Eppure, come Albert Einstein ci ricorda ancora oggi, dalle crisi nascono sempre le migliori opportunità.

Prende vita, proprio da questa occasione, l’Olympic Hotel della famiglia Pellegrin, una struttura ancora oggi capace di far innamorare chiunque vi soggiorni e che, nel suo nome, custodisce ancora il sogno olimpionico di nonno Carlo, poi sfumato per un cattivo scherzo del destino.

Eppure, a distanza di oltre mezzo secolo, quasi come nei migliori corsi e ricorsi storici, sua nipote Caterina gareggia, oggigiorno, per la coppa del mondo dopo avere partecipato, durante le Olimpiadi del 2022, a un’altra disciplina sportiva sulla neve che, proprio come lo slittino, richiede grande coraggio, concentrazione e pochi margini d’errore: lo snowboard cross.

Un cerchio che si chiude e che ci ricorda come quello che non ha coronato il nonno, per un brutto incedente, lo ha comunque realizzato la nipote.

Pronti a partire per l’Olympic Hotel?
Vi aspettiamo a Vigo di Fassa per un sogno che, a distanza di generazioni, non sembra voler finire mai.

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Data di ultimo aggiornamento della presente pagina in materia di Accessibilità: 25 giugno 2025